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Il giocattolo monumento
La pista delle biglie del parco Teodorico di Ravenna

UN MAESTOSO GIOCATTOLO BIANCO ATTIVAMENTE RIPOSA NEL PARCO

il giocattolo monumento al aprco Teodorico di Ravenna la pista delle biglie

Giugno 2021 (rivisto nel marzo 2026)

di Renzo Laporta

ciao AT genialidapiccoli.com

Vedi anche BIGLIAMO

Quest’articolo prende spunto da quanto fu avviato nel tardo pomeriggio di sabato 05 giugno 2021, e cioè il primo breve ciclo di incontri dal titolo IMPARARE A GIOCARE CON LE BIGLIE, svolto presso la pista delle biglie (in cemento e mattoni) del parco Teodorico di Ravenna, che a quel tempo, era stata appena ristrutturata (tutto per merito del zelante ed oneroso impegno dell’associazione ANPI di Ravenna (sezione L. Fuschini).

Da subito, l’incontro con questo luogo dedicato al gioco delle biglie, ebbe un forte impatto su di me, nonostante l’avessi visitata già in varie altre occasioni. Quella volta però fu come vederla veramente nella sua maestosità, provocandomi un bel senso di meraviglia. Restai ai suoi margini per una buona mezz'oretta, osservando l'ingegnosità di questo magnifico manufatto, che mi restituiva l'impressione di stare di fronte ad un colosso che riposa sull’erba, monumentale per la sua “gigantosità”. Così, completamente vestito di bianco, formulai che questo era proprio un "monumento al gioco", ergendosi come un titano soave che, così lievemente poggiato a terra, anche offriva spunto a bambini e bambine, d'interagire con esso e "per gioco", trasformandolo in un giocattolo fuori misura; tanto che da "monumento al gioco", poteva facilmente diventare un giocattolo monumento -  in base al punto di vista da cui lo si considerava.


Ricordo che a quel tempo, la pista, ad immaginarla vista dall’alto, mi richiamava quelle foto delle linee di Nazca, di cui non si conosce il senso univoco e che, a certuni, rievoca piste di altro genere o simboli e messaggi per chi viene dal cosmo. O forse era un messaggio per Qfwfq, protagonista di tutti i racconti del libro di Italo Calvino nel libro “Le Cosmicomiche”,  personaggio il cui nome è impronunciabile e palindromo, a richiamare un essere bizzarro, misterioso, con una perenne presenza nel cosmo … e che gioca con i pianeti come se fossero biglie, diventando un richiamo universale al gioco.

Tornando a qualche mese prima, nell'aprile 2021, l’infaticabile e canuto Riccardo (propulsore di molteplici progetti educativi e della stessa raccolta fondi a vantaggio della manutenzione della pista, anch'egli aderente dell’ANPI locale) mi interpellò affinchè si potessero elaborare una sorta di “scuola delle biglie”, da svolgere all'aperto e in questo luogo. Una scuola che oltre alla sua principale funzione istruttiva sui giochi di una volta,  in qualche modo potesse “arginare”, distogliere, i suoi minuscoli frequentatori dall’esercizio di un insieme  di  comportamenti "divergenti" che  poco consonavano con le originarie intenzioni dei suoi primi costruttori. Appunto, tornare a promuovere il gioco delle biglie, quelle per cui il ciclopico sforzo era stato ideato e portato a termine con l’impegno della Compagnia delle biglie , nel lontano 2007.
Quell'impegno di allora risultava e risulta a tutt'oggi estremamente valido, e per questo ringrazio quel gruppo di iniziali ideatori, della cultura ludica in biglie diventata - con il loro sforzo - un bene tangibile e materiale, che ancora funziona.
Certo, giocare a biglie lo si può fare anche con poco, ma ad oggi dove trovi più il contesto che permette a bimbi e bimbe di ritrovarsi spontaneamente in gruppo e giocare all'aperto, magari su terreni battuti,  spiazzi, in strada, o sul cemento? Quando non è il traffico di una città così poco a "misura di tutti", che molto limita l'indipendenza ed autonomia di movimento dei più piccoli, l'inospitalità di cortili di condomini anch'essi assediati dalle auto o da vicini di casa indisponenti, è ancora e molto il pregiudizio degli adulti verso il fatto di lasciare la prole giocare ed esprimersi all'aperto, anche sdraiandosi e sporcandosi un pò, come è sempre stato per il gioco tradizionale con le biglie, necessariamente svolto a terra (molte altre idee simili sugli Ostacoli al gioco all'aperto, sono state espresse dai bambini in una ricerca recente).
Il luogo funziona e attira tanta gente, anche famiglie di turisti che passano da Ravenna per altri scopi, del tutto gratis (basta arrivare biglie muniti da casa), anche se non per questo esso deve essere vissuto come una ricetta per evadere dai mali di comuni città italiane poco ospitali per i minorenni d'età.


Dunque, mi si proponeva - nella necessità di preservare più a lungo la pista - una via educativa che potesse riportare “all’ordine” quei comportamenti "divergenti", messi in atto dalle generazioni in erba,  che si allontanavano dalle originarie intenzioni degli adulti, mettendo a rischio la durabilità dell'oggetto.
Era proprio la sua enormità il migliore punto di forza di questo giocattolone atto alle minuscole biglie (tra le righe, si suggerisce che - per meglio giocare con questo circuito - è bene dotarsi di biglie da 30mm, non le comuni da 16mm, perché “tengono meglio la strada”).
Assieme all’originalità (che sappia io, non esistono circuiti in cemento per le biglie pari al mondo), ad esercitare la sua attrazione, tanto in grandi che piccini.
Altro punto forte è sicuramente il fatto di essere ubicata in un ampio spazio verde.
Ma da una prospettiva convergente, è la stessa enormità ha evidenziato un punto di debolezza. 

Riccardo mi fece notare che, negli anni, il solido e robusto tracciato aveva subito l’ingiuria del tempo e del meteo: comparivano crepe, buchi, scrostamenti dell’intonaco, cedimenti strutturali anche impegnativi,  scoloritura, che avevano portato il giocattolone a divenire quasi un rudere.
E l’amministrazione comunale, in questo caso, non aveva dato il doveroso supporto di manutenzione ordinaria all’oggetto, per cui erano stati spesi in origine fior fior di energie giovani, nonché di investimento economico. Così si era operato per una raccolta fondi utile a trovare le risorse necessarie a risistemare la struttura, agendo solo esternamente.

camminare e altro, sulla pista delle biglie
la chiocciola, pista delle biglie Ravenna Teodorico
ponte con la gobba e il tunnel Pista delle biglie

Prima della ristrutturazione, nonostante la marcata decadenza dell’opera, si è annotato che il faber ludico della persona fanciullo/a ha continuato a produrre ingegnosità: infatti, bambini e bambine perduravano a giocare sopra, intorno, tra e fra la pista, in qualsiasi modo “altro” che non fosse il gioco con le biglie, il più delle volte diventando loro stessi, “rotolanti, saltellanti e correnti”, nel tracciato.

Nel corso dell'intervento alla Scuola delle biglie rivolto ad un nugolo di minorenni di varie età, mi ritrovai a confermare che, desiderare che la pista sia usata “solo come pista per le biglie”, era una pia illusione. Una volta che la stessa fu consegnata ai bambini/e, sarebbe deleterio e non rispettoso dell’altrui modo di essere/stare al mondo, educare, istruire, all’unico modo (quello degli adulti) di concepire l'uso dell'oggetto stesso; e anzi bisognava "sfruttare" la polifunzionalità che emergeva dall'uso alternativo di chi non manifestava ancora una prospettiva convergente.

parco Teodorico pista delle biglie

Agli occhi degli adulti, resta chiaro che questa era, è e sarà “una pista” e come pista diventa facile approcciarsi, e da essa lasciarsi  condizionare per risvegliare le memorie d’infanzia: quando si giocava a biglie (in tempi moderni di vetro; in argilla seccata per tutti come manufatto del "fai da te") in ogni spiazzo piano lasciato libero dalle attività degli adulti; un luogo  possibilmente pulito, affinchè gli intralci (come rametti, foglie, sassolini) non impediscano e distolgono dalle intenzioni competitive, facendo deragliare il meraviglioso rullare dei colori della pallina, messi in moto da un'iniziale “piffetto”.
Ma per le persone bambini/e , ancora più vero per coloro in tenera età, questa struttura era, è, sarà un’infinità di possibilità ed opportunità ludiche, soprattutto e in virtù del fatto che - per sapere giocare a biglie - bisogna avere interiorizzato delle abilità che il più delle volte le generazioni attuali non sono in possesso e ne sono state maturate le pre-abilità.
Inevitabilmente, questo luogo cessa di risultare un monumento al gioco, atto ad invitare al gioco delle biglie, per diventare invece un giocattolo monumento - e come tale - agli occhi dei piccoli bipedi, risulta pieno di potenzialità per avviare l’attività di esplorazione e sperimentazione diretta, quella che passa dal corpo e delle mani impresse sulla materia, una modalità d'interazione con il mondo esterno che (le scienze umanistiche solo confermano) risulta essere la naturale modalità di relazione, apprendimento ed interiorizzazione del mondo.
In tale cambio di significato c'è una possibilità di espansione delle sue potenzialità interpretative dell'oggetto, c'è esempio anche nell'articolo "Inaugurazione area giochi inclusiva", quasi in ultimo paragrafo, in cui una emblematica foto, mostra come un sasso monumento sia anch'esso diventato un giocattolo monumento.

E allora mi chiedo, è stato proprio l’innato  approccio ludico che si risveglia (“meccanismo” che scatta perché l’evoluzione ha fatto dei cuccioli dell’essere umano dei portatori naturali di curiosità, senza alcuna preconcetta barriera mentale) il motivo principale che ha messo in crisi la struttura costruita?

Ipotizzaondo l’insieme degli sforzi costruttivi ed ingegneristici che, più di una decade fa, attivarono quell’iniziale gruppetto di amatori del gioco con le biglie; immaginando delle fatiche burocratiche attraversate per poter piazzare una tale struttura in un parco pubblico; degli sforzi per trovare le risorse economiche a farlo; ascoltando le impegnative azioni attraversate da Riccardo per fare rete con altre organizzazioni, e trovare le finanze, le energie e le competenze umane necessarie a ridare lustro alla pista per le biglie... certo, in empatia, anche mi rattrista e destabilizza vedere che, il colosso bianco, a fatica riposa sull’erba.
Forse si deve più propriamente parlare che egli sia stato “abbattuto” ed ha ceduto sotto i micro e ripetuti colpi del gioco e del giocare “altro”? Di una causa umana da attribuire a tutta quella lista – a volte anch’essa originale – di comportamenti che spostano l’attenzione dei più piccoli dall'esercizio del “piffetto ludico” verso una miriade di altre azioni ludiche e non a supporto di queste?

Instancabili e a frotte, questi bipedi in tenera età, li vediamo camminare in equilibrio sugli irti bordi della pista e sulla faccia del piatto tracciato; scavalcare, pestare, valicare quest’ostacolo per trasferirsi da un capo all’altro dello stesso; oppure fare, questo ed altro perchè - concitati - sono nella fuga per sfuggire da chi li rincorre; salire sulle cime della pista e da lì scivolare giù dall’altra parte; correre e pestare sul tracciato per poi fare un salto dall'altra parte; e poi ancora altri ominidi che si susseguono con le loro mini automobiline e palline e palloni in giochi del “fare finta di”, tutti intenti nell’essere altrove, in fantasiosi immaginari in cui le “cose” diventano  altro per supportare il gioco del teatro.
E negli sforzi per diventare più abili, più grandi, per crescere con il gioco, li si vede spesso accompagnati, con al fianco genitori premurosi che, tenendo per mano, tentano di evitare alla prole, cadute rovinose sul duro cemento, comunque lisciato ed arrotondato e smussato a perfezione in ogni suo possibile spigolo, ma che bianca, soffice panna non è.
E’ mai possibile che questi genitori non abbiamo cura del bene comune? o forse e più semplicemente, loro indulgono e concedono di divergere per una semplice sensibilità al fare ludico che anche qui viene espresso creativamente, proprio come se fosse un'altalena piazzata nel parco e di cui si fa noia a scivolare giù sempre nello stesso modo.

Così, mi ritrovo a dirmi: “Consoliamoci e altrettanto rallegriamoci”. Caro Riccardo, io , qui, “non ho notato alcun comportamento vandalico”, in cui l’aggressività viene diretta a distruggere piuttosto che a sfidare sè e gli altri nell’agone del gioco.
Molta, forse, “della fame di gioco” che qui si manifesta, è più da imputare ad un contesto generale, molto più allargato rispetto a quello che, nel qui e ora, si esprime in via divergente e che noi ne possiamo vedere solo gli effetti; un contesto socio, storico e culturale che ancora fatica a prende in seria considerazione il Diritto al gioco in città amiche di bimbe e bimbi, delle loro necessità ed esigenze di crescita, relative allo sviluppo di competenze verso  l’autonomia, la socializzazione e l’indipendenza di movimento. Temi troppo difficili da affrontare nell’attuale “risk averse society” (link a PDF) , ma che inevitabilmente cozzano con la natura del gioco: libera scelta del cosa e con chi giocare, per quanto tempo, dove e quando, possibilmente nel proprio legittimo tempo libero.
Una volta – e sembra assurdo dirlo – era così anche prima che la scienza indagasse la natura del gioco, adesso, nella “società moderna”, questa inconsapevole sensibilità verso il gioco sembra dimenticata

la chiocciola, pista delle biglie in cemento
camminare sul ponte con la gobba, pista delle biglie al parco Teodorico

Con forza ritengo che sia giusto preservare la sensibilità e libertà di scelta, evitando di  "vietare” e cercando la relazione che contempla anche il punto divista dell'alterità dall'adulto.
Offriamo arricchimenti culturali ed alternative (come può essere l’impegno ad insegnare/imparare a giocare con le biglie), ed una più profonda comprensione del fenomeno, guardando il problema anche dal punto di vista dei minorenni di età, e rivedendo il ruolo dell’adulto di fronte al grande giocattolo nel parco.

E dunque, e da parte degli adulti appassionati di giochi  con le biglie, che restino e si moltiplichino gli sforzi per portare la gente di tutte le età a giocare con queste sfere di colori e a farlo tra loro, valicando “il limite della famiglia”, cioè si promuova giocando anche l’incontro con l’altro che non si conosce e che potrebbe diventare un nuovo amico/a.
E’ proprio qui che ci sono i prodromi per instillare la “cittadinanza planetaria”, essere tutti parte di un'unica grande famiglia umana che si preserva nel “restare rispettosamente umani”, al di là delle differenze su cui si può sempre fare ricerca.
Come anche invito a vedere l’altro (il piccolo che partecipa all’appuntamento con l’esperto/a) come possibile risorsa per insegnare/imparare con gli altri/e, per cercare assieme il diverso e il meglio, andando cioè anche nella direzione del “protagonismo”: di una partecipazione attiva che vede gli aderenti al corso anche stimolati ad  inventare giochi con le biglie, e non solo a imparare i giochi della tradizione (ottimi avvii all’ideare novità), e noi adulti a valorizzare questi sforzi.
In questo si è pienamente e legittimamente in sintonia con le indicazioni fornite dal Commento n.17 all’articolo 31 (ovvero il Diritto al gioco ) della Convenzione dei diritti dell’infanzia/adolescenza: proprio al punto 15 A III, in cui e dopo avere annotato che bambini e ragazzi hanno diritto ad accedere alla cultura e all’arte, di partecipare ad attività espressive, comunicative creative, si sottolinea che devono anche poter contribuire alla vita culturale … a loro volta contribuendo allo sviluppo e alla trasformazione della società a cui appartengono.

Se gli incontri trattano di apprendimento di tecniche e abilità per “tirare con le biglie”, che l’esperienza sia fatta senza l’attesa di una prestazione e non sia necessariamente orientata alla competizione, anche se i giochi della tradizione sono prevalentemente così; che sia rinforzata nelle piccole conquiste di ciascuno e di ciascuna e non giudicata negli errori; che sia avviata in contesti di piccolo gruppo e con possibilità di fare risplendere il vivo “viso a viso” inter-individualmente.
Ed  altrettanto si operi affinchè, ogni anno, la pista riceva la manutenzione dovuta, così che risulti più robusta e più duratura, e che possa confermare nel tempo la sua “colossosità”, benefica e volta al gioco, similmente ad un generoso corpo di padre e/o madre che, affettuosamente, si lascia sfidare dalla prole rimanendo sdraiati   sull’erba.
Così che la si celebri ad ogni inizio di bella stagione, con una festa alla pista dedicata, riconoscendola come soggetto  dispensatore di buonumore, che animisticamente parlando, va ringraziato e rispettato quale parte del creato di cui è necessario prendersene cura.
Credo sia necessario “rinforzare le sponde”, rendendole poco più larghe, perchè queste sono quelle sottoposte a maggiore sforzo nel portare il peso di chi vi ci sale, siede, sopra per i tanti svariati motivi.
Necessariamente gli adulti devono assicurare che il grande giocattolo permetta di misurarsi anche con il rischio senza incorrere nel pericolo; e già molto è stato fatto con una pista che resta di un’altezza in prevalenza sotto al ginocchio e con l’inesistenza di ogni spigolo vivo, e l’estetica delle morbide curve ripaga in bellezza.

camminare sulla chiocciola

Il compito del tecnico che progetta, realizza, controlla l’equipaggiamento ludico in aree verdi pubbliche, non è di evitare che qualcuno salga lo scivolo all’incontrario. Egli sa che questo succederà, perchè si è finalmente diventati più sensibili alla natura dell’infanzia. Il suo ruolo lo porterà a verificare che lo scivolo è ben piantato e stabile a terra, le cui parti non gli restano in mano se si provoca pressione e forza.

Ogni volta che La scuola delle biglie si attiva, che c’è sul posto un incontro programmato, si potrebbero anche affinare le strategie per incrementare il senso di appartenenza: all’attività, al gruppo, al luogo, anche con una sorta di presa in cura dello stesso.
Mentre parlavamo con chi conduceva la materia “Giocare con le biglie”, idee sono sorte qua e là, da applicare progressivamente nel tempo. Ad esempio, e ad inizio attività, si potrebbe tutti assieme dare una “lucidatina” alla pista, distribuendo uno scopino ad ogni partecipante, per togliere sassolini e sabbie, vari altri oggetti impropri e diversi dalle biglie. Anche in questo modo,  si concorre a fare assimilare le prime informazioni di base sull’efficacia del tiro della biglia, che dipende anche dal suolo pulito, senza attriti aggiunti alla superficie.
Utile avere a disposizione un set di diverse biglie di legno e di vetro piccole e grandi, per allenare progressivamente le abilità per il tiro della biglia; altresì utile anche regalare biglie di vetro piccole a fine sessione.
Aggiungiamo la dispensa/quaderno che raccoglie "Tanti giochi con le biglie", distribuita gratuitamente ai presenti. Recentemente e con i progetti con le Magliette gialle si è realizzato qualcosa di simile, che può essere scaricato gratuitamente.


Generare una cornice di senso fatta di rituali e ricorrenze, di elementi che si fanno ricordare e che vengono  regalati ai partecipanti, come le magliette per chi conduce l’attività, dei cappellini per ripararsi dal sole, spillette con un logo dell’attività.
Molto utile la collezione di biglie in vetrina, dalla più alla meno preziosa ed antica, da mostrare ed illustrare con i nomi delle diverse biglie; se non sono biglie vere, posso essere manifesti con immagini e testo, magari apposti in bacheche di legno che accostano la pista. Così pure per l’illustrazione di più giochi con le biglie di culture ludiche diverse.  E poi delle foto di persone che giocano in vari modi con le biglie.

In aggiunta, altra direzione dell’impegno futuro, potrebbe essere anche quello di costruire e aggiungere qui al Teodorico, altri piccoli luoghi di gioco per le biglie e non solo: magari costruire altre piccole simpatiche struttura che richiamano alla “piazzetta piana”, alla pista in terra battuta, al muretto, alle mattonelle, tutti inviti a esercitare giochi quali: vedi links giocare con le righe;  buche e mucchio; muro; a contenitori in caduta libera; bersaglio a cerchi concentrici…

Penso sia utile che oggi esista un luogo in cui si concentra uno specifico sapere ludico; quella cultura ludica di base che prima era di dominio di tutti/e, solo per il fatto che -  da bambini di due tre generazioni fa - si era più liberi di frequentare spazi all’aperto in completa autonomia. Era una cultura ludica  che veniva passata da persona a persona; e questo era sufficiente per farla sopravvivere con il tramando. Anche oggi esiste la voglia di giocare a biglie, e l’esperienza lo dimostra, ma mancano i contesti per la trasmissione libera, spontanea, diretta di queste gioiose pratiche di benessere, non sottoposte al mercato (che spinge per la maggiore verso il gioco "passivo", come comperare tracciati per le biglie in vari formati, anche fatti di pregevole legno, ma in cui l'azione del giocatore si esaurisce in un lasciar andare la biglia per vederla cadere in una pista, attratta dalla forza di gravità anzichè essere protagonista nel fare le biglie, i tracciati, tramandare i giochi con le biglie all'interno di un gruppo di coetanei di riferimento).

Forse, nel tempo, con l’aggiunta di nuove e piccole idee, questo luogo di gioco diventerà anche di attrazione per un turismo famigliare “slow ludico”, che bene si associa alle tante altre attrazioni artistico storico culturali e  naturalistiche, con già forte vocazione ciclo turistica, della “città del mosaico” e non solo.
In questo resta pressoché scoperto l’aspetto promozionale, magari con cartoline, mini video e depliant in più lingue (qualcosa in tale direzione è stato fatto sempre con il progetto delle magliette gialle e BIGLIAMO VIDEO), svolta  da parte dello stesso Comune di Ravenna, presso gli uffici della proLoco. Anzi, questo potrebbero essi stessi diventare oggetto di un progetto con i ragazzi/e che, una volta sensibilizzati al gioco delle biglie con e senza la pista in cemento, elaborano modalità per promuoverlo con la loro piena soddisfazione e piacere.


Giugno 2021 (rivisto nel febbraio 2026)
di Renzo Laporta - ciao@genialidapiccoli.com
www.dirittoalgioco.it e www.lucertolaludens.it


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